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Proudhon: «Il proprietario è padrone di lasciar marcire i frutti del suoi campi, di seminar male nella sua terra, di gettar via il latte delle sue vacche, di trasformare una vigna in deserto e un orto in parco: tutto ciò è, sì o no, un abuso? In fatto di proprietà, l’uso e l’abuso necessariamente si confondono». Proudhon quindi cerca di definire il concetto giuridico e sociale della proprietà e arriva alla conclusione che l’antica interpretazione romana che dichiara la proprietà jus utendi et abutendi re sua, quatenus juris ratio patitur, cioè il diritto di usare e d’abusare della cosa per quanto lo permette la ragione del diritto, concorda perfettamente con la celebre “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”, proclamati dalla Repubblica Francese nel 1793. Secondo questa Dichiarazione, la proprietà consiste nel diritto di godere e di disporre a proprio piacere dei propri beni, delle proprie rendite, dei frutti del proprio lavoro e della propria industria. A sua volta, il Codice Napoleonico, promulgato sotto il governo di Napoleone I nel 1804, specifica che la proprietà consiste nel diritto di godere e di disporre delle cose nel modo più assoluto, purché non se ne faccia un uso proibito dalle leggi e dai regolamenti. In verità, questa legge costituisce in certo modo una limitazione del diritto di proprietà: la legge vorrebbe impedire l’uso immorale della proprietà.

Ritratto a colori di Proudhon

The Clash “I Fought the Law”

Salvatore LigrestiPiccola CronoBio

Ottobre 1986: il nuovo assessore all’Urbanistica di Milano, Carlo Radice Fossati, trova nei suoi uffici tre documenti con cui tre società (controllate da Ligresti) promettevano di vendere al Comune, a prezzi stracciati, le loro aree che invece stavano per essere comprate a prezzi di mercato. È la scintilla che fa scoppiare lo «scandalo delle aree d’oro». 1987 Nerio Nesi, allora presidente della Bnl, riceve da Bettino Craxi l’ordine di concedere un grosso finanziamento a Ligresti. Dopo aver incassato il rifiuto di Nesi, Craxi s’infuria: «Devi ancora imparare come si fa il banchiere!». Nel 1989 è nientemeno che Enrico Cuccia a correre in aiuto di don Salvatore, inventando una manovra di salvataggio da brivido. Il presidente di Mediobanca decide di imporre la quotazione in Borsa della Premafin, chiedendo al mercato di sborsare i soldi necessari. Cuccia impone per la Premafin una valutazione di oltre 1000 miliardi, 14 volte gli utili (eccezionali: 72 miliardi) di un anno che non si ripeterà mai più. Il miracolo degli utili viene realizzato soltanto grazie alle corsie preferenziali della politica: Ligresti vende molti dei suoi palazzoni
vuoti agli enti pubblici, forzando il mercato. Nel 1992, il vento cambia, salta l’omertà degli anni delle aree d’oro. Iniziano le confessioni a catena, i protagonisti delle tangenti, questa volta, parlano. Così il 16 luglio, cinque mesi dopo l’arresto di Mario Chiesa il «mariuolo», Ligresti viene portato in una cella di San Vittore. Nel 1993, nuova imputazione: è accusato di aver fatto ottenere alla Sai, con ingenti mazzette, un superaccordo che sposa Eni e Sai, a cui è affidata la gestione di tutti i contratti assicurativi dell’ente petrolifero. Nel 2002, sempre con la regia di Mediobanca, Ligresti mette a segno un colpo da maestro. Fiat aveva lanciato un’Opa su Montedison, obiettivo di entrare nel settore dell’energia. Si mette in moto Mediobanca, grande nemica di Fiat, che voleva impedire a ogni costo quell’operazione. Vincenzo Maranghi, chiede l’intervento di Ligresti. La Sai, compra il 6,7 per cento di Fondiaria e s’impegna a rilevare un ulteriore 22,2 per cento. Il prezzo 9,5 euro per azione, roba da svenarsi, ma non importa, tanto è Mediobanca che s’incarica di trovare i soldi. Arriva però l’intoppo: la Consob analizza l’operazione e dice che è contro le regole. Se Sai vuole Fondiaria deve lanciare un’Opa trasparente, sul 100 per cento del capitale. Una mossa da far affondare la Sai Ma gli ostacoli si possono saltare, l’accoppiata Ligresti-Mediobanca ci riesce: scova una banda di «cavalieri bianchi» (Jp Morgan Chase, Interbanca, Mittel, Commerzbank) guidata dal finanziere Francesco Micheli, che compra il pacchetto di Fondiaria e, a cose fatte, lo gira alla Sai. Visto l’andazzo, alla Fondiaria non resta che fare buon viso a cattivo gioco e accettare, nel maggio 2002, la fusione con Sai. Nasce Fonsai (oggi titolo spazzatura). Nel 2006la Fondiaria attraverso la controllata Immobiliare Lombarda, acquisisce per 48milioni dalla banca Popolare di Milano la Torre Galfa. Non la utilizzerà mai, non la metterà mai sul mercato e non si impegnerà mai a ristrutturarla, persino la bonifica dall’amianto compiuta nel 2008 sembra essere stata solo parziale.

Da Twitter  :

15 May     Letizia Mosca     Letizia Mosca ‏
@LetiziaMosca  >  Le occupazioni sono illegali. Se volete un grattecielo rubate come tutti e ve lo costruite #macao

 

 
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