Tags

, , , , , , , , , , , ,

Lo stabilimento Fibronit s.r.l. (Fondata Sapic: Società Adriatica Prodotti in Cemento Amianto) di Bari ha iniziato la sua attività nel 1935, situata in un’area di circa 100.000 mq, 39.000 dei quali sono coperti da edifici industriali e magazzini, situata in pieno centro urbano nel mezzo di tre quartieri densamente popolati (Japigia, San Pasquale e Madonnella) impiegando mediamente circa 400 lavoratori.
Produceva esclusivamente fibrocemento, un composto formato da una miscela di cemento, acqua e fibre di amianto. Fino agli anni ’60, l’amianto è stato lavorato senza alcuna protezione per gli operai. Al 1972 risalgono le prime forme di protesta da parte degli operai, allarmati per la progressione di casi di malattie professionali. 3 casi di asbestosi dal 1965 al 1971, 63 solo nel 1972, risultano 27 nel primo trimestre del ’73, con 16 casi di lavoratori deceduti. Eseguiti dai periti gli accertamenti richiesti, il 5 marzo 1975 il Pretore ne traeva le conclusioni affermando che: fino al 1966-’67, la lavorazione nello stabilimento era stata condotta “con metodi artigianali, senza alcuna prevenzione tecnica”, quindi in condizioni di estremo pericolo; risultava evidente la responsabilità dell’azienda; era innegabile, alla luce dei 151 casi di asbestosi accertati a quella data dall’INAIL di Bari, “l’inattendibilità dei risultati forniti dai controlli preventivi effettuati periodicamente presso lo stabilimento; era lecito accusare “quanto meno di imperizia e/o di negligenza gli autori delle indagini compiute”.

La fabbrica ha cessato la sua attività nell’anno 1985 ma niente fu fatto dalla Fibronit per preservare la popolazione dai rischi della esposizione all’amianto, tanto da indurre la magistratura a procedere nell’ottobre del 1995 ad un sequestro dell’area per accertare lo stato dell’ex stabilimento. Si accertò che l’area Fibronit era in realtà una discarica non autorizzata. Ma non è finita perchè ora viene il bello!! Infatti nel 1999 la Giunta Comunale approva il Programma di Riqualificazione Urbana e Sviluppo Sostenibile Territoriale (PRUSST) inserendo anche l’area Fibronit. Con i Prusst, approvati dal ministero dei Lavori pubblici, viene assegnato a Bari quattro miliardi per redigere dei progetti.


Si pensa ad una bonifica ed invece nel compilare il progetto, ci si dimentica di barrare la casella che indica la contaminazione dell’area. L’amministrazione dirà che si è trattato di un errore, ma per quell’errore l’area è ora considerata edificabile!

Un docu-film sta ora uscendo grazie a un’idea di Vito Palumbo e Michele Sforza che sarà presentato nei migliori festival cinematografici italiani quali Locarno, Berlino e Venezia.

English Version: Fibronit s.r.l. (Founded Sapic: Società Adriatica Prodotti in Cemento Amianto) a factory situated in the province of  Bari (South Italy) started its activity in 1935, located in an area of 100.000 mq. and employing around 400 workers. They used to produce exclusively cement fibres, a mix of water cement and asbestos. Until the 60’s asbestos was used without any protection for the workers. In 1972 there are the first workers protests, alarmed by many cases of professional illness. In 1975 a judge established that until 1967 the factory was managed with amateur methods without any protection or preventing technique. The owner responsibilities resulted quite evident in the lights of 151 cases of asbestosis. The factory was closed in 1985 but nothing was done to protect people living in the area from the asbestos exposition. In 1999 the area was among other in a list of area to be retrained. Due to a “mistake” in the documentation the local administration gave the area the building land certification!! A docu-movie  is now coming out from an idea of  Vito Palumbo and Michele Sforza and it will be hitting the main festivals in Europe such as Berlin, Locarno and Venice. 

Written by MarcoPres

Follow him on Twitter: @MarcoPresz https://twitter.com/#!/marcopresz

Advertisements